Sebbene
non ci conosciamo, ti voglio scrivere la mia storia, perché ho visto
che anche tu hai un passato triste, sia pure per motivi diversi, con
il padre di tua figlia.
Esordisce
così una donna giovane del Nordi Italia, madre di quattro figli,
separata dall'uomo che, per anni, gliene ha fatte passare di cotte e
di crude. Riporto qui la testimonianza degli ultimi anni della sua
vita, così come me l'ha scritta lei, con fatica e sudore e sangue.
Il suo o, meglio, quello del suo ex marito, è un caso da manuale.
Riconoscibile fin dalle prime affermazioni, come lo definisce la
scienza psichiatrica: narcisista perverso.Quello
della donna, invece, è un tipico esempio di resilienza.
Risorgere dalle proprie ceneri richiede una dose non comune di
coraggio e di autocoscienza. Pur non giudicando mai, voglio mettere
tra parentesi ed in corsivo alcune considerazioni flash, che facciano
risaltare quanto la donna non sia ancora del tutto libera dall'annoso
condizionamento psicologico dell'uomo.
Se
ripercorro gli anni passati, cado nello sconforto più cupo, perché
non riesco a perdonarmi per non essere scappata prima. Qualche
anno fa acquistai all’asta un’azienda agricola, una bella
azienda, di circa 200 ettari, ben attrezzata. Fu di mia suocera,
deceduta. Il mio ex marito diceva di volersene occupare. Stavamo
insieme da quando eravamo due ragazzini. Ci sposammo poco dopo averla
comprata. Ma da allora è cominciata la fase più nera della mia
vita. Cercherò di essere breve anche perché, se da un lato mi fa
male raccontare, dall’altro credo che la mia esperienza possa
servire come base da cui ripartire per fare ciò che ho in mente di
fare. Quell'uomo mi incastrò in una ragnatela fatta di terrorismo
psicologico, gelosie ingiustificate, bugie e vittimismo suoi
(quante volte ho sentito queste stesse affermazioni da donne
soggette a violenze!) e miei sensi di colpa.
Mi isolò
totalmente dal mondo esterno.
Io ero nella sua trappola e non ne
potevo parlare con nessuno. Per di più, ero costretta da emergenze
economiche che non mi davano nemmeno possibilità di pensare.
Il
mio ex marito aveva un passato di tossicodipendenza (la stragrande
maggioranza dei narcisiti perversi ha una qualche forma di dipendenza
dalle più disparate sostanze, dall'alcool alle droghe ai
medicinali), che ha costituito sempre una spada di Damocle sulla
nostra vita. All’epoca, chi finiva nella droga era considerato una
vittima, una persona troppo sensibile, da aiutare. Animata da quello
stesso sentire, mi annullai per lui, spaventata anche solo all'idea
che ciò sarebbe potuto riaccadere.
Oggi, invece, il modo di
affrontare il problema è cambiato. Chi cade nella droga, sceglie di
farlo.
Non
è una vittima, non può pretendere che il mondo giri intorno a lui.
In più, ai tempi da una parte si aggiunse quel suo carattere da
ragazzo ricco e viziato, abituato ad ottenere sempre ciò che voleva,
e dall'altra quello mio, che ho sempre anteposto il benessere altrui
a me stessa, con una propensione anormale al sacrificio (anormale?
La donna si autocolpevolizza, ancora oggi a distanza di anni. La
parola sacrificio deriva dal latino: ficio da facere + sacro da
sacrum, ovvero “fare sacro” qualcosa. Solo più tardi si è
connotata in senso negativo).
Nonostante
tutto, mentre egli fingeva di lavorare, incolpando altri se non
otteneva risultati, facendo sempre credere di essere ad un passo
dalla soluzione che “avrebbe sistemato” la nostra vita, negli
anni abbiamo quattro figli. Io sto appresso alla casa, ai bimbi, al
negozio che avevamo aperto, senza collaborazione da parte sua, in
nessuna delle attività. Purtroppo, non reggiamo il baratro economico
in cui inesorabilmente scivoliamo, così l’azienda finisce
all’asta, ma io ho le garanzie per poter chiedere un mutuo.
Da
quel momento inizia da parte del mio ex marito la costruzione di un
allucinante castello di bugie, scaraventando in una situazione
pazzesca me e i miei fratelli, che ci volevano dare una mano. Una
situazione che, se solo si fosse comportato con sincerità e senza
droga, sarebbe stata perfettamente evitabile. Mi fa male il fatto che
abbia abusato del mio amore per la famiglia, che mi abbia
strumentalizzata a più non posso per ottenere denaro, senza che si
facesse mai alcuno scrupolo. Se le banche gli avessero chiesto i miei
organi, quell'uomo glieli avrebbe tranquillamente dati. Ha agito non
solo in maniera irresponsabile per se stesso, ma ha anche costretta
me a fare cose per le quali avrei avuto problemi di rilevanza penale.
Insomma fui la perfetta mucca da mungere e, al termine della
mungitura, da macellare.
Finalmente,
un giorno mi svegliai e chiesi la separazione. Mi gettò addosso
anche la fine del matrimonio, inventando una serie di colpe
inesistenti, costringendomi a passare anni a cercare di chiedergli
scusa di cose mai fatte. Sto cercando di superare, digerire,
metabolizzare, perché vorrei non pensarci più. Ma è difficile, in
quanto ora mi tocca sistemare varie questioni.
Da un lato ho voglia
di chiudere con quello che è stato, dall’altro sono incastrata in
certe situazioni, che sconfinano nel penale. Scoprirle è stato molto
triste. Non ho niente da salvare del mio matrimonio, visto che era un
matrimonio unilaterale. Certo, so che dovrei dire i figli, ma è come
se li avessi concepiti da sola, visto che tutt'ora non se ne occupa.
Quando sono riuscita a ricostruire tutto quello che aveva fatto,
avevo due strade davanti a me: o lasciarmi travolgere dagli eventi,
morire, imbottendomi di psicofarmaci, oppure tirare fuori tutta la
mia forza e ricominciare. Che è la mia scelta.Resilienza,
appunto.
Il
mio progetto prevede la rinascita dell’azienda e di conseguenza la
mia (dovrebbe
essere il contrario! Prima ci si deve ricostruire, poi si passa al
mondo esterno).
Per mesi mi ha impedito di entrare, ha persino querelato nostro
figlio che mi protesse quando il mio ex mi colpì con un pugno per
essermi recata lì. Aveva un’altra donna. Quando sono riuscita ad
entrare e ad impedire il suo ritorno nella azienda, ho trovato lo
sfacelo più completo. Nessuna attrezzatura, nessun trattore, erba
alta tre metri, nessuna potatura, vigneti stesi a terra senza paletti
che li mantenessero, pozzo artesiano senza pompa e relativo quadro
elettrico! E la casa ridotta uno schifo, i suoi cani lasciai liberi
di rosicchiare le mie cose, persino le foto dei bambini! Di defecare
su tutto!
Trovai sacchi dell’immondizia pieni di documenti che non
avrei dovuto vedere, tra cui quelli di una società con i nostri
figli alla quale io avrei fittato l'azienda. Inutile dirti che ne
eravamo tutti ignari, né io e né i ragazzi ne sapevamo nulla. L'ex
marito aveva apposto firme false su ogni cosa. In questo modo avrebbe
maneggiato tutti i premi agricoli, avrebbe presentato progetti
regionali per avere accesso ai previsti prestiti a fondo perduto.
Perché questa persona ama i soldi in modo esagerato, li fa sulla
pelle degli altri incurante di ogni conseguenza. A guadagnare
lavorando non è capace.
Alla
fine, se ne andò di casa quattro anni fa. Durante questi ultimi
anni, faceva mostra di occuparsi dell'attività della donna con cui
aveva una relazione. Quando io andavo lì, costei diceva di sentirsi
male, così mio marito mi invitò a non andarci più. Nel frattempo
la mia azienda era ferma, si vendeva ogni tanto un pezzo di terra, ci
si rimetteva in regola con le banche, in attesa di avere i mezzi per
farla ripartire. I mezzi sarebbero stati i nostri figli. Ho bloccato
tutto, ho chiuso la falsa società dei ragazzi inventata da mio
marito. Saputolo, l'uomo fece partire una serie di vendette che non
sto manco a raccontarti, perché ogni volta mi sanguina il cuore, ma
potrai immaginare.
Ora
non ha più rapporti con i figli, che definisce miei complici, brutti
e cattivi come me. Ha messo tutti noi al bando, noi che siamo la sua
famiglia, nonna compresa. (Lui
li ha messi al bando? LUI??).
Comunque almeno ha smesso di darmi fastidio.
Sono
entrata in azienda il 24 maggio scorso. Da allora, molto è stato
fatto. Mi hanno aiutato tante persone. L'uomo e la sua famiglia vanno
in giro raccontando che io mi sono impossessata di quella che era
l’azienda sua, che lui è una mia vittima e che, “poverino” è
stato buttato fuori! E che la brutta e cattiva sono io. Va in giro
sempre elegante, mentre io mi sbatto avanti e dietro, cercando il
modo di far mangiare i suoi figli. Vabbe', capisco che questo è il
prezzo che devo pagare per essere stata un’idiota (continua
ad autocolpevolizzarsi).
Vorrei non pensarci e non farci caso, ma viviamo nello stesso paese,
quindi è difficile. Vorrei cadere (cadere?)
nel dimenticatoio, vorrei scomparire (scomparire??),
mi
odio
(odia
se stessa, invece che lui!)
per
essere stata così cretina,
ma è una cosa che non posso fare. Faccio finta di non sentire e vado
avanti. Ti prego di non mettere nomi e riferimenti vari, perché temo
sue ritorsioni.
Senza
fare della facile psicologia da settimana enigmistica, è facile
notare dal lessico della infelice protagonista di questa vicenda come
sia ancora sotto l'influsso negativo del narcisista perverso. Però,
se non l'amore per se stessa, almeno il suo coraggio, la
determinazione, l'amore per i figli, l'hanno aiutata a sopravvivere e
a ribellarsi.Non
avrei messo comunque riferimenti né geografici e nemmeno nominativi,
per rispetto della sua privacy, ma anche perché la vicenda di questa
donna è trasversale per classe di appartenenza, per regione
geografica, per età, per status sociale.Tutte
le donne oppresse da un narcisista perverso prendano esempio da lei. Via dalle violenze domestiche prima che sia troppo tardi.