sabato 25 aprile 2015

MILANO DA URLO

Qui la puntata precedente. La seconda puntata inizia proprio con questi Servizi Sociali: mi viene raccomandato di presentarmi con anticipo, perché nei due unici giorni di ricevimento possono accogliere solo 5 persone a giorno. Arrivo un'ora prima: ero già la n.4. 

Quando sta per arrivare l'assistente sociale, la commessa si accorge che sono invalida al 100%, perciò mi dice che il mio caso non compete a loro, ma ad altra sede. Mi gira un foglio dove, tra le tante indicate, sceglie quella a suo avviso competente. Che chiamo subito: non è la sede giusta. I gentili signori mi danno un altro Servizio, che chiamo all'istante. Risponde una Segretaria, altrettanto gentile, la quale dice tre cose: mi informa che gli invalidi della zona sono tantissimi, che l'Assistente Sociale è una sola, che mi richiamerà per un appuntamento dopo tantissimo tempo. 

Una settimana? Un mese? Un anno? Forse, dice, sei mesi. Per avere la telefonata che mi da l'appuntamento, sei mesi di attesa. Poi dovrò recarmi all'appuntamento, chissà quando. E non saprò ancora nulla di ciò che sarà di me. 

Di fianco a me, uno dei 4 è nelle stesse mie condizioni: è invalido al 100%, però uno psichiatrico con difficoltà di comprensione. Non capisce dove deve andare e resta imbambolato nel corridoio. Dal canto mio, so dove: in Via Larga Assessorato alla Casa, deve mi reco immantinente. Al Responsabile che mi aveva indicato il progetto inesistente dico di prenderne debita nota, in modo da non inviare inutilmente altri disgraziati come me, segnalo il fatto che i vari uffici dei Servizi Sociali non sono in rete, che dovrò attendere almeno 6 mesi per un appuntamento. Tuttavia lo ringrazio perché da questo pellegrinaggio ho ricevuto il dono di conoscere tante persone disagiate come me, con le quali mi sto organizzando per andarlo a trovare spesso. 

Signora, io cosa ci posso fare con i Servizi Sociali? Dice il solerte Funzionario, allargando le braccia. Mi è venuto il pensiero di essere in Assessorato allo Sport, perché sto facendo chilometri per tutta la città, con nessun altro scopo di fare la turista, cosa che mi piace molto, soprattutto perché sto riscoprendo una Milano da urlo.

martedì 21 aprile 2015

EGOIST

EGOIST! Recitava anni fa la pubblicità di un profumo francese. Oggi è un motto che faccio mio. Sempre a lottare per gli altri! E io chi sono? Per una volta, faccio l'egoista e mi dedico un post. Anche la mia psicologa del SVS/D della Clinica Mangiagalli durante la seduta martedì 14 aprile scorso, mi ha detto due cose:
  1. si dedichi un po' più di attenzione
  2. pianga
Lo stesso pomeriggio, ho messo in atto il primo suggerimento. Ho approfittato del mio tesserino per la gratuità dei trasporti e sono andata in treno a Mantova. Adoro le città d'arte. Ammirare monumenti e chiese, palazzi e giardini, bellezze naturali e negozi, vitalità della cittadinanza: per me sono un toccasana. Ho conosciuto anche una persona bella, dentro e fuori.

Domenica invece ho pianto. Mia figlia ed io siamo andate a trovare la mia consigliera spirituale, una sorella francescana che ha redatto la prefazione di CORPI RIBELLI – resilienza tra maltrattamenti e stalking. Abbiamo partecipato assieme alla Santa Messa in Cattedrale, dove mi sono appuntata un paio di osservazioni fatte dal prelato. Durante la comunione, i fedeli hanno intonato un canto litugico che parlava di Resurrezione. L'ho sentito mio, mentre il Corpo di Cristo scendeva in me. Mi sono inginocchiata sulla panca ed ho lasciato andare le lacrime. L'ultima volta fu 6 anni prima. Ma allora fu una immersione totale nel dolore. Domenica invece è stata la gioia.

Eppure sto attraversando un periodo difficile.

Finché mia figlia abitava con me, percepivo una quota di alimenti piuttosto consona all'alto tenore di vita matrimoniale. Pertanto, allo scopo di garantire a mia figlia il massimo, la sua quota finiva a comporre in parte il pagamento della pigione di un appartamento di lusso. Ma mi sono spesa per la riabilitazione psicomotoria di mia figlia così tanto che il corpo un bel giorno si è spento. Un mese di coma, paralizzata sul lato destro, incapace di articolare parola. Tre mesi di riabilitazione.

Ora mia figlia vive col papà, mentre io, tornata dal Regno dei Morti, mi sono trovata in una casa troppo grande e troppo cara. Ho dovuto smettere di onorare il mio impegno. Sono stata sfrattata.

Per risolvere la situazione debitoria contratta col padrone di casa, il quale invece di pignorare una mia proprietà, l'ha fatto su quella di mia mamma, avvalendosi del diritto derivatomi dalla eredità di mio padre, ho dovuto svendere (sì, sVendere, ho scritto bene: al – 50% della valutazione fattami dagli agenti immobiliari) un terreno ed un piccolo appartamento, entrambi situati al di fuori della Regione Lombardia.

Per poter vendere l'appartamento, gravato da un'ipoteca dall'Ente preposto per la riscossione, ho dovuto sanare un debito contratto da un ex socio. Infatti, l'Ente, non trovando più beni suoi alla luce del sole, si è rivalsa su casa mia. Eppure, non avevo mai derivato redditi da quella società, anzi.

L'Ente ha ricevuto da me i denari a saldo, ha prodotto un documento in cui dichiara di cancellare l'ipoteca, girato poi al notaio, eppure resto invisa alle Banche ancora per tre anni perché il mio nominativo risulta inserito nel sistema di informazioni creditizie EUROSIC, un registro cui banche e società finanziarie possono rivolgersi per per finalità collegate alla tutela del credito e al contenimento dei relativi rischi.

Insomma, se ho bisogno di un prestito, non mi viene dato perché sono sulla black list. Ne derivo pertanto un ulteriore danno. Di conseguenza, sto attivando un avvocato reperito grazie al Patrocinio Gratuito a Spese delle Stato allo scopo di adire l'opportuna azione risarcitoria. Giovedì 23 aprile avremo un secondo incontro in cui gli consegnerò la documentazione, per una prima valutazione.

Lo stesso avvocato forse mi seguirà per trattare il rientro rateizzato con la proprietà dell'alloggio prestigioso dove fui morosa. Tenuto conto che ho già pagato un quinto del debito e che ho a disposizione meno di cento euro al mese, la situazione debitoria verrà risolta in una data compresa tra domani e l'infinito.

Oh, ma dei soldi non me ne curo. Vanno e vengono, anche se qui se ne vanno e basta. Mi peoccupa invece la mia situazione abitativa. Nonostante il diritto alla casa sia sancito dalla Nostra Costituzione, sono senza casa.

Nata, cresciuta, formata in Zona 9 a Milano, dopo il conseguimento di due diplomi, ottenuti in contemporanea, lavoravo in Pubblicità come creativa free lance, realizzando a 19 anni (ovvero 41 anni fa), guadagni stratosferici. Erano gli anni precedenti MANI PULITE. Durante l'adolescenza, tentai tre volte la fuga dall'anaffettività familiare, specie materna, infine me ne andai a 21 anni, sposa di un bergamasco. Ne ero davvero innamorata, ma oggi sono consapevole che per me rappresentò la fuga dall'oppressivo regime genitoriale.

Da poche settimane sono rientrata in Zona 9, dopo qualche peripezia che chiamare disavventura sarebbe mero eufemismo. Infatti, gli anni immediatamente precedenti hanno visto la nascita di una bimba disabile, la distruzione familiare che ne è conseguita, la rottura di aneurisma cerebrale, lo sfratto, il carcinoma alla mammella: finalmente (finalmente?) sono malata oncologica in cura presso l'ospedale Niguarda.

In graduatoria fin dal 2009 per l'assegnazione di un alloggio popolare, subito mi rigettarono la domanda perché non residente in Lombardia da almeno 5 anni. Io sono non solo lombarda, ma addirittura longobarda; lo dedusse Nonno Giobatta da una ricerca sul nostro cognome: indagini accurate ci fanno risalire ad un clan di longobardi scesi nel medioevo in Longobardia per praticare la pastorizia. Ma ho avuto la disgrazia di sposare un piemontese e di andarci a vivere per una decina di anni, perdendo in un colpo solo tutti i diritti.

Il giorno 21 aprile tra le ore 8,30 e le 12, 30 ho fatto il pellegrinaggio della speranza tra via Pirelli 29, Via Larga, Via Statuto, in un gioco di rimbalzi che le autorità mi hanno giocosamente destinato. Ottenendo solo di sapere che sì, sono in bando, che dalla posizione 241 sono scesa alla 661, che non so quando avrò un tetto sulla testa, mentre i miei effetti personali marciscono in uno di quei servizi a pagamento per lo stoccaggio e io sono ospitata a turno da amici e conoscenti dall'animo buono.

Via Pirelli 39 mi ha detto che gli alloggi da attribuire nello stato di fatto sono terminati. Che il numero delle deroghe è stato chiuso a 250 unità. Mi sono spostata in Via Larga, che a sua volta mi ha spedito in Via Statuto con l'idea di ottenere un alloggio destinato alla residenzialità temporanea, dedicata ai singoli in difficoltà. Bel progetto, ancora in alto mare: mancano ancora le convenzioni coi privati. Se ne parlerà tra un anno. Forse.

Adesso che son tornata ad essere una vera longobarda, dopo 6 anni ancora non so che sarà di me. Sola certezza: a giorni inizia la radioterapia all'ospedale Niguarda.
Al termine di questa prima puntata, ottengo solo il suggerimento di sottoporre il mio caso ai Servizi Sociali di competenza. Comincio ad avere cedimenti.

giovedì 16 aprile 2015

C'E' ANCORA BISOGNO DI 194

C'è ancora bisogno di femminismo. Lo affermo con la forza di una donna cattolica che ha praticato una IVG per scelta egoistica, ma che la rifarebbe se si trovasse nuovamente nelle medesime condizioni. Con la forza di chi ne ha conosciuta un'altra, due giorni fa, nei corridoi della clinica ostetrica Mangiagalli di Milano in cerca di una IVG non concessa dal suo consultorio. La giovane, la chiamerò Maria, madre già di due figlioli, disoccupata, sposata ad un uomo ai domiciliari, in quel momento aveva superato di poco il termine legale. Le era stato consigliato di rivolgersi al SVS/D (Soccorso Violenze Sessuali/Domestiche) e non ne capiva il motivo. Le chiedo subito se la gravidanza fosse frutto di violenza. Nega con forza: Sono sposata ad un uomo che amo e che mi ama, con cui faccio l'amore! Al che commento: Strano! Per rientrare nei requisiti previsti dalla 104, esprimo il dubbio allora che possano stilare certificati fasulli.

Eravamo perplesse. Allarmata dalla irregolarità delle ultime due mestruazioni, mi racconta di essere stata entro i termini dalla sua ginecologa del consultorio per un controllo. Mi riferisce che la dottoressa ha affermato di essere in grado di percepire una gravidanza al solo palpare. Le nostre facce si guardano, incredule. Maria sembra non mentire. Segue il consiglio della ginecologa palpatrice di rivolgersi al CPS. Maria si accorge di dove sia stata inviata solo nel momento in cui vi mette piede, circondata dai pazzi. Maria dice: Ma io non sono pazza! Devo solo abortire! Fugge. Arriva Pasqua. Lei è incinta. Tutti fermi. Passano i termini.

Se non fosse che l'avevo lì davanti ai miei occhi, mi sarei detta all'interno di un episodio della serie AI CONFINI DELLA REALTA'. A prescindere dal facile quanto tristo sillogismo (sei disoccupata, sposata ad un disoccupato, madre di due figli, rimani incinta del terzo, allora sei pazza e ti meriti il CPS), c'è da chiedersi perché:
  1. la ginecologa del consultorio si definisca “capace di capire se una donna è incinta anche solo toccandola”
  2. la stessa, invece di prescriverle l'esame di rito per l'indagine ospedaliera della gravidanza, la invii al CPS (forse perché all'art. 13 della 194 si può leggere: “Se la donna è interdetta per infermità di mente...”?)
  3. si ritrovasse al SVS/D della Mangiagalli, pur non avendo subito violenza.
Sono domande retoriche, piene di sarcasmo.

Il giorno seguente la incrocio ancora per caso nello stesso corridoio, sorridente. Le dico: Ce l'hai fatta? Lei dice: Sì, ce l'ho fatta! Non fa in tempo a spiegarmi come, perché sparisce in un camerone. Le sorrido, augurandole col cuore i migliori auguri.

Ci sono ragazze, oggi tra il 15 e i 25, che affermano quanto sia inutile essere ancora femminista. Rivolgo a loro il mio appello. Essere femminista non è essere in competizione col maschio. Nemmeno pretendere di essere uguali. Neppure essere una virago acida, abbigliata da camionista, aspirante o frequentatrice dei lidi dell'isola di Lesbo.

Essere femminista oggi significa lottare contro la mercificazione dei corpi, non solo i nostri!

Significa portare in fronte la parola DONNA con tutto l'orgoglio che ci deriva dall'essere differenti dagli uomini, nella nostra complementarità!

Significa valutare, o ri-valutare, il concetto di CURA che ci caratterizza in quanto femmine per porre rimedi a quello maschile di ROTTAMAZIONE!

Significa lottare contro il fenomeno del Soffitto di Cristallo, ovvero il Glass Cieling, che impedisce alle donne, a parità di ruolo, di percepire lo stesso stipendio dei colleghi uomini!

Significa mantenere alta l'attenzione sui risultati delle lotte condotte dalle nostre zie, mamme, sorelle nei 70, come il diritto al divorzio e all'aborto, perché non vi siano regressioni medioevali!




mercoledì 8 aprile 2015

Mammà&Papà ATTIVISTI

Golia si è attivato con un piccolo gruppo di persone, misto uomini e donne. Perché non sono solo i papà a vedersi negata la genitorialità, ma anche le mamme. Specialmente dopo l'entrata in vigore nel 2006 della Legge sull'Affido Condiviso, che ha incentivato purtroppo l'aumento di casi di sottrazione di Minori. Un caso su tutti, quello del bimbo di 9 anni sottratto dal padre e portato in Spagna nel marzo di quest'anno. 
Strano? No. Cerco di spiegarmi.

Per quanto meritevole di dare legittimità legislativa al diritto alla bigenitorialità (che brutta parola! La genitorialità è BI, sempre!), stabilendo i doveri reciproci di accudimento collaborativo della prole, anche dopo la separazione tra genitori (dovrebbe essere scontata, eppure...), tuttavia la legge penalizza pur sempre qualcuno. O meglio, la mancata applicazione della legge, da parte non solo dei genitori, ma anche delle istituzioni, fino all'esacerbamento degli animi, che arrivano alla sottrazione del minore.
Vi è anche una sorta di osteggiamento psicologico che ritiene i bimbi ridotti a pacco postale, migrando da una casa all'altra, pur di accontentare ambo i genitori. A questo proposito, faccio un piccolo inciso per parlare dell'esperienza vincente di una cara amica.

A mio personale avviso, questo sistema da pacco postale accontenta solo l'egoismo di mammà e papà. Suppongo invece che i figli debbano risiedere nella casa dove sono nati, mentre i genitori si debbano spostare, avendo però a disposizione tre alloggi distinti. E' la situazione delineata nella famiglia di questa cara amica mia. Lei invalida, da anni è madre e moglie, badando anche alla casa, sola al mondo, da un paio di anni seguita dallo psicologo, figlia di una ragazza madre, suicida in seconda età. Lui designer alcolista, che perde il lavoro, in cura psichiatrica da oltre 15 anni, figlio di famiglia nota in ambito giudiziario, benestante. Conobbi Loredana, un nome di fantasia, per ovvi motivi di privacy, fin dal momento in cui mia figlia iniziò la scuola materna, perché i nostri bimbi, coetanei, erano stati inseriti nella stessa classe. Che teneri, il suo maschietto si innamorò della mia femminuccia. Sono passati 5 anni, ho accompagnato Loredana lungo il suo tormentato percorso di separazione, imparando a conoscere la sua resilienza, consigliandola e sostenendola moralmente. Loredana, per contro, sapendo le mie difficoltà economiche e lo stato di abbandono, mi offrì gratuitamente l'utilizzo dell'appartamento fittato al mare. Verso di lei ho un grande debito di gratitudine, perché per me e la mia piccola erano anni difficili. Già da allora Loredana e suo marito Antonio erano ai ferri corti. Nessun eclatante litigio, ma il marito non era dedito né ai figli, né a lei. Inoltre beveva tantissimo, troppo, tanto da cadere in coma etilico OGNI sera. Loredana soffriva questo stato di cose, anche perché, per la grave malattia invalidante cui è soggetta, non ha forza fisica e patisce anche le pur necessarie cure. Non solo dal marito non riceveva l'atteso supporto logistico, ma nemmeno quella affettività che sarebbe considerata normale in qualsiasi altra coppia. Sebbene la incitassi alla separazione immediata, Loredana preferiva fare le cose con calma, pur avendo l'epidermide dell'intero corpo ricoperta da dolorosi eczemi psicosomatici. Le mancavano abbracci ed affetto. I miei non potevano bastarle.

Alla luce del risultato raggiunto, devo ammettere che aveva ragione, avendo ottenuto dall'ex marito un piccolo alloggio di proprietà esclusiva, che i figli restassero a vivere nell'ambiente cui erano abituati, cioè la casa coniugale, che l'ex marito andasse a sua volta in altro alloggetto in zona. Pur essendo Loredana nullatenente, l'ex marito non lo è, o meglio, la sua famiglia. Si è potuto infatti permettere l'acquisto di due appartamentini, nonostante avesse perso il lavoro. Capisco che non tutti posso attuare una simile sistemazione compensatoria, ma forse pensando a tre locazioni e alla conseguente eliminazione di almeno una parte degli alimenti... Una idea da far prendere in considerazione agli avvocati divorzisti.

Soluzione compensatoria interessante, ma che Golia non può permettersi, anche lui senza più lavoro, e senza una famiglia ricca alle spalle. Però ha resilienza e rabbia dalla sua parte. Noi genitori separati, dovremmo imparare a canalizzare la rabbia verso la costruzione di qualcosa di postitivo. Golia lo sta facendo. Ha coinvolto il gruppo verso un obiettivo comune, quello di stimolare la creazione di una sorta di registro comunale dove annotare spostamenti di residenza dei minori affidati ad entrambi i genitori, ma domiciliati presso uno solo di loro. Poco pratico di sociale e di appoggi partitici, inconsapevole del fatto che se un individuo vuole incidere sulla realtà sociale sta facendo politica (dal greco polis, città), Golia ha però l'accortezza di farsi aiutare dalla sorella, attivista della zona di Milano in cui vivono, promuovendo il progetto affinché sia presentato e sostenuto in Consiglio Comunale, fino all'approvazione. Posso parlarne liberamente perché è un'idea già realizzata in più realtà comunali d'Italia., primo fra tutti Parma già nel mese di maggio 2014, 
fortemente sostenuta dall'Associazione Crescere Insieme, attiva grazie ad un giurista che vi si dedicò fin dal lontano 1996.

Dal regolamento del Registro di Parma: “Al registro potranno essere iscritti i figli con tutti i genitori con residenze diverse, qualunque ne sia il motivo. La residenza resterà una sola, ma le comunicazioni che lo riguardano dovranno fare riferimento ai due domicili indicati dai genitori.”

Golia stesso e il suo gruppo hanno interpellato in questi giorni un consigliere comunale perché quest'ultimo si prenda a cuore il progetto. Ero presente alla presentazione negli uffici di Palazzo Marino. Coltane al volo la trasversalità e la forte potenzialità, il consigliere avrebbe voluto tenerlo per il suo partito, affermando che non prima di un mese sarebbe potuto entrare come mozione in Consiglio Comunale. Messo alle strette dalla sottoscritta che ha ventilato l'opportunità di presentarlo anche ad altre forze politiche, alla fine ha promesso che dopo una settimana l'avrebbe introdotto. Staremo a vedere.

Fermo restando che il gruppo deve ancora costituirsi in associazione, ammesso e non concesso che non sia più conveniente entrare in altre precostituite e già vittoriose sul campo, con intenti ed oggetto sociale paritetici, come quella nominata sopra Crescere Insieme, uno del gruppo di mammà&papà attivisti dice di avere a disposizione un parco di 24 mila metri quadri, come spazio neutro, per visite, incontri, giochi, formazione, consulenze legali e psicologiche. Splendido! Resta da capire come e chi da cosa e con quali modalità e che credenziali pretendano. Amo l'animosità di questo gruppo, che forse sta tralasciando alcuni dettagli, cioè: l'associazione non è fatta per guadagnare. Deve prima lavorare, investire, poi chiedere i fondi, che, se conferiti, e sottolineo SE, vanno a parziale copertura del già speso.
Voglio però chiudere con un incitamento, senza scadere nel delirio di bufale leghiste come questa:
Oggi pomeriggio mi do fuoco non c'è la faccio più ero in affidamento condiviso adesso mi hanno chiamato i cc e mi hanno convalidato l'allontanamento dalla mia ex e da mia figlia e non capisco il motivo basta basta meglio morire.

Si sia davvero dato fuoco, oppure no, dobbiamo fare qualcosa tutti insieme per queste mammà&papà e per i nostri figli! Sì al Registro per Figli di Separati!


mercoledì 1 aprile 2015

PORNOGRAFIA DEL SENTIMENTO

Pur nella mia positivistica ingenuità, nell'ambito delle mie ricerche ed interviste, mi ero comunque accorta di quanto strettamente fossero correlati tre argomenti: violenza, sesso e sessismo. Tre parole dal significato ben distinto. Tre parole però interconnesse. Vediamo perché.

Violenza.
Sia essa di natura economica, verbale, fisica, psicologica, la violenza è sempre violenza e crea cicatrici. Nel corpo come nell'anima. Quelle dell'anima fanno più fatica a guarire. Il soggetto cerca di porvi rimedio per lenire la sofferenza. Come? Qualche volta con il:

Sesso.
Io stessa, per guarire dal male subito, mi sono rivolta non solo a psicologi, non solo ho condotto ricerche sui programmi TV, non solo ho intervistato decine di esperti e decine di donne maltrattate o uomini soggetti a violenze psicologiche, ma ho usato il sesso sicuro a perdifiato come modalità di recupero del benessere psicofisico defluito con il sangue del pestaggio. Ho scoperto in seguito che trattasi di scelta fatta spesso sia da donne che da uomini, uno per tutti il bel bruno peloso amico di una Drag Queen. Abituati dai Media ad avere Tutto&Subito, grazie a pochi click sull'app con GPS del nostro smartphone, abbiamo pronta una scopata vicino a casa, perdendo il gusto della conquista, del coltivare gli affetti, di imparare a conoscere gli individui nel profondo. Fino a sconfinare nel:

Sessismo.
Gli uomini e le donne violenti, tendono ad esserlo in ogni ambito, persino utilizzando le immagini per il proprio piacere sessuale. Cerco di spiegarmi. Ponendo l'ipotesi che gli individui in generale possano partire da fotografie non necessariamente pornografiche, ma anche solo di nudo artistico come stimolo per l'autoerotismo, un tale uso può essere definito improprio, ma non si tratta di un uso strumentalmente violento.

Tuttavia, vi sono persone che si eccitano solo guardando foto di bimb* svestiti, (siamo nella pedofilia), che acquistano prodotti di qualsivoglia natura solo se proposti da individui adulti poco vestiti (siamo nel sessismo), che raggiungono orgasmi tramite la violenza, anche solo di immagini di individui nudi e seviziati (siamo nella parafilia). Vi sono anche individui che sottostanno a queste violenze. Entrambe le tipologie, sono di persone violente che, in quanto tali, hanno perso o mai raggiunto i filtri necessari al vivere sociale, soggette a devianze. Devianze sempre più accettate dalla Società, arrivata a disconoscere il sentimento, l'affetto come base per il sesso. Siamo stati diseducati ai sentimenti. Se per pornografia si intende tutto ciò che del corpo senziente è fatto a pezzi, allora siamo nella Pornografia del Sentimento.
Già anni fa, condussi una ricerca iconografica sulla recrudescenza delle violenze praticati ai minori e la presentai ad un convegno B.A.C.A., dimostrando la tesi che noi stessi genitori alimentiamo la pedofilia, inconsapevolmente. Ayzad dice che non è inconsapevolmente.

E qui mi ricollego all'incontro di stamane, con un giornalista 45 enne dal nick Ayzad, studioso di sessuologia, organizzatore di feste particolari e specialista di sesso insolito. Ne cura un blog, che seguo perché non solo fa uso di arguzia, ma anche di ironia quale ottima medicina per i mali del mondo. Di sé dice che è un sadico e ne sciorina la definizione psicoanalitica, lasciandomi di stucco. Definizione da manuale che non saprei riprodurre senza ricorrere a Madre Wiki. Lascio a voi il compito di farlo, ma ha qualcosa a che vedere con la fase anale dell'infanzia.

Se non fosse il porcellone che è, l'avrei scambiato per un pretino. (Questa è un'affermazione provocatoria e sarcastica: la scrivo apposta perché so che leggerà e riderà di gusto). Sempre in nero, con la pancetta tipica della vita abitudinaria, un uomo banale nell'aspetto, ma non nella testa, incarna il sogno di ogni italiano medio. Infatti vive sotto lo stesso tetto con due donne bisex masochiste, conducendo un ménage à trois d'amore e di sesso connaturati uno all'altro. Una vera e propria Trinità dell'Amore (ancora il pretino).


Quando gli chiedo se ha figli, risponde: No. Obietto che i figli sono il nostro passaporto per l'Eternità. Ma lui risponde che nel suo caso si tratta di egoismo. Temo tuttavia sia una maschera per occultare l'incapacità di dedizione verso un piccolo essere indifeso. Lo so, sadismo è dedizione, ma sono convinta che un infante non ne gradirebbe le sfumature. Essendo Ayzad sadico, forse è meglio così, per la prole mancata. Ma la mia è solo analisi psicologica da Settimana Enigmistica. Siamo open mind, lui più di me. Ci intendiamo benissimo con il linguaggio osceno senza scandalizzarci. Mi propone di creare un intervento ad hoc sul rapporto Violenza/Sesso per un prossimo convegno BDSM. Questo è un post di primo approccio all'argomento.

venerdì 20 marzo 2015

UN ALTRO PAPA' NEGATO

Si moltiplicano le testimonianze di padri che, a causa delle strategie (diaboliche?) delle rispettive ex, si vedono negati il diritto di visita dei propri figli, ovvero la possibilità di relazionarsi con loro.
Uno di questi si definisce addirittura ragazzo padre, perché la compagna lo ha lasciato al compimento dell'ottavo mese della piccola, portandosela via.
Un altro invece si può relazionare con la figlia solo se la pediatra rifiuta di produrre certificati di malattia della minore, azione che la madre tenta allo scopo di non farli incontrare.
Ma la situazione dell'uomo 46 enne che ho conosciuto oggi supera ogni più malata fantasia. Quest'uomo, che per rispetto della sua privacy, chiamerò Golia, dal nome del gigante che si fece abbattere da un minuscolo essere, ama così tanto sua figlia da farsi zerbino dell'ex. La signora, cui darò il nome Davida, ha disturbi psichiatrici tali da essere in cura da anni, assumendo farmaci che ne stabilizzano l'umore. Ma era così forte la voglia di essere finalmente padre che, dopo soli tre mesi di frequentazione, senza sapere questo dettaglio della vita personale di Davida, Golia concepisce l'erede proprio con lei. Purtroppo, la gravidanza non consente l'assunzione di farmaci. La donna è lentamente, inesorabilmente tornata scevra degli effetti dei medicamenti e sono emerse tutte le sue problematiche psichiatriche.
Ma ora, perché capiate col cuore la portata della disperazione di quest'altro papà negato, gli lascio la parola, riportando qui uno dei sui status publicati su Facebook, il più spaccacuore. Gli concedo di lasciare il maiuscolo perché, così, secondo la Netiquette, sembra URLATO. CON TUTTI I PUNTI ESCLAMATIVI ED INTERROGATIVI DA LUI STESSO SCRITTI. Ops, scusate il maiuscolo!

- UNA DONNA HA IL DIRITTO DI RIFARSI UNA VITA, UN UOMO NO !!!


- UNA DONNA HA IL DIRITTO DI GODERE DEI SUOI FIGLI, UN UOMO NO!!!


- UNA DONNA HA LA FACOLTA' DI NON LAVORARE E QUINDI FARSI MANTENERE,UN UOMO NO!!!!

- UNA DONNA HA IL DIRITTO DI AVERE ASSOCIAZIONI, ORGANIZZAZIONI, ISTITUTI CHE LA AIUTANO E SOSTENGONO NEL BISOGNO, UN UOMO NO!!!!

- UNA DONNA PUO' DECIDERE SE TENERE O NO UN FIGLIO, UN PADRE NON DECIDE NIENTE ED E ' OBBLIGATO SOLO A MANTENERE LE SCELTE DELLA SIGNORA!!!

- UNA DONNA SE PICCHIA UN UOMO SPESSO RIMANE IMPUNITA, UN UOMO E' OBBLIGATO A PAGARE I DANNI E A RIMANERE A DISTANZA PER SEMPRE ED ESSERE CACCIATO DALLA PROPRIA CASA!!!

POTREI FARE ALTRE MILLE ESEMPI DEI PRIVILEGI DELLE SIGNORE E DELLE CONDANNE DEI PADRI E QUESTA VIENE CHIAMATA "UGUAGLIANZA"?

SIAMO PREDA DI DISPERAZIONE, ABBANDONO, MALTRATTAMENTI DI TUTTI I TIPI, CONDANNE SPESSO SU DENUNCE INVENTATE, E HANNO ANCORA IL CORAGGIO DI DIRE CHE GLI UOMINI SONO PIU' PRIVILEGIATI E CONSIDERATI DELLE DONNE??? E LORO VITTIME ???? FINO A QUANDO QUESTA FARSA , POLITICIZZATA, QUESTA IPOCRISIA SULLE DONNE VITTIME DOVRA' ANDARE AVANTI ???

PERCHE' SE LE DONNE SONO LE VERE VITTIME, OGNI VOLTA CHE UNA DECIDE DI SEPARARSI PER QUALUNQUE MOTIVO, UN PADRE SI DEVE FARE IL SEGNO DELLA CROCE!!!!

E NOI SIAMO ANCORA QUI AD ACCETTARE TUTTO IN SILENZIO??? GENTE CHE SEMBRA AVERE FATTO CORSI DI SOPRAVVIVENZA PUR DI VIVERE???

MI CHIEDO SE NON SIA VERGOGNOSO SUBIRE TUTTE QUESTE PORCHERIE IN SILENZIO CON IL SOLO SCOPO DI SOPRAVVIVERE IN QUALCHE MODO!!! STARE NEL SILENZIO DOPO CHE TI HANNO TOLTO CAUSA!

APPLICAZIONI DI LEGGI INFAMI: DIGNITA', PATERNITA', LIBERTA', TUTTI PRINCIPI PRIMI CHE FANNO DI UN UOMO UN ESSERE UMANO!!!!

Vi sono alcune imprecisioni, dettate forse dalla veemenza, forse dai luoghi comuni, forse dalla ignoranza. Ad esempio, non è vero che le donne rimangono impunite. Ad esempio, so di donne maltrattate rivoltatesti contro il picchiatore al punto di ucciderlo. Ebbene, pur condividendo in cuor mio la loro rivolta, sono in carcere a scontare l'omicidio. La violenza è violenza, SEMPRE E COMUNQUE, da qualsiasi parte provenga. Un Giudice si erge NON a favore della donna a prescindere, ma a favore della Giustizia, A PRESCINDERE.

Se una donna, come è già accaduto in passato, accusa l'ex marito di maltrattamenti, DEVE poterlo dimostrare, pena la condanna per diffamazione e l'allontanamento del minore dal conflitto genitoriale. Ne è di esempio il caso della Dottoressa che vive nella provincia milanese. 

Non è vero che gli ex non abbiano tutela e supporto. Invito Golia a cercare su internet e troverà tante associazioni (ahimè vaticaniste, lo so! Non perché sia contraria alla religione, ma perché, in quanto ispirate dalla Chiesa Cattolica, tendono a negare il divorzio), dicevo tante associazioni di PAPA' (o Padri) SEPARATI, cui addirittura non solo è dato un legale, a volte persino gratuitamente se ne sussiste la condizione economica, ma addirittura un alloggio con pochi euro. Cosa che invece per le donne non avviene. So per esperienza personale, quando a mia figlia invalida e a me fu negata ospitalità ed assistenza dalle principali istituzioni cattoliche.

Tuttavia, mi sento di dover sostenere con forza che tanto le donne possono ricorrere alla violenza privata (articolo 610) quanto gli uomini. Un post che consiglio di leggere trasformando il titolo così: Quando gli UOMINI denunciano per proteggere i loro bambini.

Voglio sottolineare il significato di violenza assistita, come da questo articolo su LA 27ESIMA ORA: Per violenza assistita da minori in ambito familiare si intende il fare esperienza da parte del bambino o della bambina di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulte e minori.

E' mia cura sottolineare i possibili danni che un'esposizione a qualsiasi gesto di natura violenta (fosse anche “solo” psicologica – chi sa cosa significhi psicologica, sa anche perché ho virgolettato il solo!) di fronte ad un minore.

Quindi rivolgo un appello a Golia: se hai prove o testimonianze che la tua ex partner ti maltratti anche solo verbalmente di fronte a tua figlia, sporgi denuncia, perché un minore che vi assiste, sarà un adulto violento, con gli altri, o con se stesso. 
E ricorri ai B.A.C.A.




lunedì 2 marzo 2015

LESSICO FAMILIARE

Sebbene non ci conosciamo, ti voglio scrivere la mia storia, perché ho visto che anche tu hai un passato triste, sia pure per motivi diversi, con il padre di tua figlia.

Esordisce così una donna giovane del Nordi Italia, madre di quattro figli, separata dall'uomo che, per anni, gliene ha fatte passare di cotte e di crude. Riporto qui la testimonianza degli ultimi anni della sua vita, così come me l'ha scritta lei, con fatica e sudore e sangue. Il suo o, meglio, quello del suo ex marito, è un caso da manuale. Riconoscibile fin dalle prime affermazioni, come lo definisce la scienza psichiatrica: narcisista perverso.Quello della donna, invece, è un tipico esempio di resilienza. Risorgere dalle proprie ceneri richiede una dose non comune di coraggio e di autocoscienza. Pur non giudicando mai, voglio mettere tra parentesi ed in corsivo alcune considerazioni flash, che facciano risaltare quanto la donna non sia ancora del tutto libera dall'annoso condizionamento psicologico dell'uomo.

Se ripercorro gli anni passati, cado nello sconforto più cupo, perché non riesco a perdonarmi per non essere scappata prima. Qualche anno fa acquistai all’asta un’azienda agricola, una bella azienda, di circa 200 ettari, ben attrezzata. Fu di mia suocera, deceduta. Il mio ex marito diceva di volersene occupare. Stavamo insieme da quando eravamo due ragazzini. Ci sposammo poco dopo averla comprata. Ma da allora è cominciata la fase più nera della mia vita. Cercherò di essere breve anche perché, se da un lato mi fa male raccontare, dall’altro credo che la mia esperienza possa servire come base da cui ripartire per fare ciò che ho in mente di fare. Quell'uomo mi incastrò in una ragnatela fatta di terrorismo psicologico, gelosie ingiustificate, bugie e vittimismo suoi (quante volte ho sentito queste stesse affermazioni da donne soggette a violenze!) e miei sensi di colpa.

Mi isolò totalmente dal mondo esterno. 

Io ero nella sua trappola e non ne potevo parlare con nessuno. Per di più, ero costretta da emergenze economiche che non mi davano nemmeno possibilità di pensare.
Il mio ex marito aveva un passato di tossicodipendenza (la stragrande maggioranza dei narcisiti perversi ha una qualche forma di dipendenza dalle più disparate sostanze, dall'alcool alle droghe ai medicinali), che ha costituito sempre una spada di Damocle sulla nostra vita. All’epoca, chi finiva nella droga era considerato una vittima, una persona troppo sensibile, da aiutare. Animata da quello stesso sentire, mi annullai per lui, spaventata anche solo all'idea che ciò sarebbe potuto riaccadere. 

Oggi, invece, il modo di affrontare il problema è cambiato. Chi cade nella droga, sceglie di farlo.
Non è una vittima, non può pretendere che il mondo giri intorno a lui. In più, ai tempi da una parte si aggiunse quel suo carattere da ragazzo ricco e viziato, abituato ad ottenere sempre ciò che voleva, e dall'altra quello mio, che ho sempre anteposto il benessere altrui a me stessa, con una propensione anormale al sacrificio (anormale? La donna si autocolpevolizza, ancora oggi a distanza di anni. La parola sacrificio deriva dal latino: ficio da facere + sacro da sacrum, ovvero “fare sacro” qualcosa. Solo più tardi si è connotata in senso negativo).

Nonostante tutto, mentre egli fingeva di lavorare, incolpando altri se non otteneva risultati, facendo sempre credere di essere ad un passo dalla soluzione che “avrebbe sistemato” la nostra vita, negli anni abbiamo quattro figli. Io sto appresso alla casa, ai bimbi, al negozio che avevamo aperto, senza collaborazione da parte sua, in nessuna delle attività. Purtroppo, non reggiamo il baratro economico in cui inesorabilmente scivoliamo, così l’azienda finisce all’asta, ma io ho le garanzie per poter chiedere un mutuo.

Da quel momento inizia da parte del mio ex marito la costruzione di un allucinante castello di bugie, scaraventando in una situazione pazzesca me e i miei fratelli, che ci volevano dare una mano. Una situazione che, se solo si fosse comportato con sincerità e senza droga, sarebbe stata perfettamente evitabile. Mi fa male il fatto che abbia abusato del mio amore per la famiglia, che mi abbia strumentalizzata a più non posso per ottenere denaro, senza che si facesse mai alcuno scrupolo. Se le banche gli avessero chiesto i miei organi, quell'uomo glieli avrebbe tranquillamente dati. Ha agito non solo in maniera irresponsabile per se stesso, ma ha anche costretta me a fare cose per le quali avrei avuto problemi di rilevanza penale. Insomma fui la perfetta mucca da mungere e, al termine della mungitura, da macellare.

Finalmente, un giorno mi svegliai e chiesi la separazione. Mi gettò addosso anche la fine del matrimonio, inventando una serie di colpe inesistenti, costringendomi a passare anni a cercare di chiedergli scusa di cose mai fatte. Sto cercando di superare, digerire, metabolizzare, perché vorrei non pensarci più. Ma è difficile, in quanto ora mi tocca sistemare varie questioni. 

Da un lato ho voglia di chiudere con quello che è stato, dall’altro sono incastrata in certe situazioni, che sconfinano nel penale. Scoprirle è stato molto triste. Non ho niente da salvare del mio matrimonio, visto che era un matrimonio unilaterale. Certo, so che dovrei dire i figli, ma è come se li avessi concepiti da sola, visto che tutt'ora non se ne occupa. Quando sono riuscita a ricostruire tutto quello che aveva fatto, avevo due strade davanti a me: o lasciarmi travolgere dagli eventi, morire, imbottendomi di psicofarmaci, oppure tirare fuori tutta la mia forza e ricominciare. Che è la mia scelta.Resilienza, appunto.

Il mio progetto prevede la rinascita dell’azienda e di conseguenza la mia (dovrebbe essere il contrario! Prima ci si deve ricostruire, poi si passa al mondo esterno). Per mesi mi ha impedito di entrare, ha persino querelato nostro figlio che mi protesse quando il mio ex mi colpì con un pugno per essermi recata lì. Aveva un’altra donna. Quando sono riuscita ad entrare e ad impedire il suo ritorno nella azienda, ho trovato lo sfacelo più completo. Nessuna attrezzatura, nessun trattore, erba alta tre metri, nessuna potatura, vigneti stesi a terra senza paletti che li mantenessero, pozzo artesiano senza pompa e relativo quadro elettrico! E la casa ridotta uno schifo, i suoi cani lasciai liberi di rosicchiare le mie cose, persino le foto dei bambini! Di defecare su tutto! 

Trovai sacchi dell’immondizia pieni di documenti che non avrei dovuto vedere, tra cui quelli di una società con i nostri figli alla quale io avrei fittato l'azienda. Inutile dirti che ne eravamo tutti ignari, né io e né i ragazzi ne sapevamo nulla. L'ex marito aveva apposto firme false su ogni cosa. In questo modo avrebbe maneggiato tutti i premi agricoli, avrebbe presentato progetti regionali per avere accesso ai previsti prestiti a fondo perduto. Perché questa persona ama i soldi in modo esagerato, li fa sulla pelle degli altri incurante di ogni conseguenza. A guadagnare lavorando non è capace.

Alla fine, se ne andò di casa quattro anni fa. Durante questi ultimi anni, faceva mostra di occuparsi dell'attività della donna con cui aveva una relazione. Quando io andavo lì, costei diceva di sentirsi male, così mio marito mi invitò a non andarci più. Nel frattempo la mia azienda era ferma, si vendeva ogni tanto un pezzo di terra, ci si rimetteva in regola con le banche, in attesa di avere i mezzi per farla ripartire. I mezzi sarebbero stati i nostri figli. Ho bloccato tutto, ho chiuso la falsa società dei ragazzi inventata da mio marito. Saputolo, l'uomo fece partire una serie di vendette che non sto manco a raccontarti, perché ogni volta mi sanguina il cuore, ma potrai immaginare.

Ora non ha più rapporti con i figli, che definisce miei complici, brutti e cattivi come me. Ha messo tutti noi al bando, noi che siamo la sua famiglia, nonna compresa. (Lui li ha messi al bando? LUI??). Comunque almeno ha smesso di darmi fastidio.

Sono entrata in azienda il 24 maggio scorso. Da allora, molto è stato fatto. Mi hanno aiutato tante persone. L'uomo e la sua famiglia vanno in giro raccontando che io mi sono impossessata di quella che era l’azienda sua, che lui è una mia vittima e che, “poverino” è stato buttato fuori! E che la brutta e cattiva sono io. Va in giro sempre elegante, mentre io mi sbatto avanti e dietro, cercando il modo di far mangiare i suoi figli. Vabbe', capisco che questo è il prezzo che devo pagare per essere stata un’idiota (continua ad autocolpevolizzarsi). Vorrei non pensarci e non farci caso, ma viviamo nello stesso paese, quindi è difficile. Vorrei cadere (cadere?) nel dimenticatoio, vorrei scomparire (scomparire??), mi odio (odia se stessa, invece che lui!) per essere stata così cretina, ma è una cosa che non posso fare. Faccio finta di non sentire e vado avanti. Ti prego di non mettere nomi e riferimenti vari, perché temo sue ritorsioni.

Senza fare della facile psicologia da settimana enigmistica, è facile notare dal lessico della infelice protagonista di questa vicenda come sia ancora sotto l'influsso negativo del narcisista perverso. Però, se non l'amore per se stessa, almeno il suo coraggio, la determinazione, l'amore per i figli, l'hanno aiutata a sopravvivere e a ribellarsi.Non avrei messo comunque riferimenti né geografici e nemmeno nominativi, per rispetto della sua privacy, ma anche perché la vicenda di questa donna è trasversale per classe di appartenenza, per regione geografica, per età, per status sociale.Tutte le donne oppresse da un narcisista perverso prendano esempio da lei. Via dalle violenze domestiche prima che sia troppo tardi.